Generatore di QR code gratis

Scrivi un indirizzo e il quadrato compare accanto, già leggibile. Per una partita intera passa all'elenco: incolli una colonna di sigle e compaiono tutti, uno per riga, senza aspettare. Poi scegli come portarteli via: PNG singolo, ZIP dell'intera partita, foglio A4 impaginato sui modelli Avery, file Excel con le immagini agganciate alle righe. Non serve registrarsi e sull'immagine non finisce nessuna filigrana. E quello che scrivi non viene spedito da nessuna parte.

Simbologia

Qualsiasi testo, URL o codice: vanno bene anche gli a capo e i caratteri non latini.

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Generato nel tuo browser: non carichiamo niente da nessuna parte.

Dentro un QR code ci sta praticamente qualsiasi cosa scritta: un indirizzo https, una frase, la sigla di un cespite, e vanno bene anche gli a capo e le lettere accentate. Quello che cambia non è se ci sta, ma quanto diventa fitto il reticolo. AST-0042 esce con moduli larghi e perdonanti; un URL da duecento caratteri, con dentro tutti i parametri di tracciamento, esce come un mosaico che su un adesivo piccolo la fotocamera fatica a mettere a fuoco. Per le etichette conviene codificare la sigla corta e tenere l'indirizzo lungo dietro, nel sistema che apre la scheda.

Il motivo per cui il quadrato ha vinto sugli attrezzi, sui computer e sugli arredi è che non chiede niente a chi legge. Lo inquadra la fotocamera che ognuno ha già in tasca, senza lettore dedicato e senza app da installare, e lo prende anche storto, da lontano o con la luce di un capannone. Sta su un'etichetta rotonda da due centimetri come sul fianco di un container. E porta dentro di sé una ridondanza che il codice lineare non ha: una parte del simbolo può sparire sotto un graffio, una macchia d'olio o un angolo strappato, e il contenuto si ricostruisce lo stesso. Su un macchinario che vive fuori o in officina questa è la differenza tra un'etichetta che dura e una che va rifatta ogni stagione.

Il contenuto, poi, sta nel disegno e non su un server: il codice che stampi oggi funziona uguale fra dieci anni, senza abbonamenti da rinnovare e senza un reindirizzamento che un giorno smette di rispondere. Ma non tutto il lavoro è del quadrato, e vale la pena sapere dove il lineare resta il più adatto.

QR codeCodice lineare (Code 128)
Quanto ci staCentinaia di caratteri in un quadratinoIn pratica 20–30 caratteri, poi il codice diventa troppo largo
Simbolo rovinatoIl contenuto si ricostruisce anche con una parte del disegno persaNessuna tolleranza: una barra rovinata e non si legge
Chi lo leggeQualsiasi fotocamera, da qualsiasi angoloLettore laser o imager; il telefono ha bisogno di un'app e di allinearsi
Forma dell'etichettaQuadrata: sta su tag piccoli, anche rotondiUna striscia larga, che cresce a ogni carattere
Dove rende di piùEtichette dei beni lette col telefono, indirizzi web, attrezzatura all'apertoNastri di magazzino, casse, parchi di lettori già installati

Tutti e due portano una sigla di cespite senza problemi: la scelta dipende da chi la legge e con cosa. Il tecnico in campo con il telefono inquadra il QR code; un magazzino con lettori laser fissi legge il Code 128 più in fretta. Se ti serve l'altra forma, lo stesso elenco passa nel generatore di codici a barre e ne esce in Code 128 o EAN-13.

Quello che un QR code fa in azienda, una volta attaccato, è quasi sempre una di queste cose. Sul bene apre la sua scheda: chi lo ha in carico, dove dovrebbe stare, gli interventi già fatti. Sulla macchina raccoglie la segnalazione di un guasto dal posto in cui il guasto si vede, senza tornare in ufficio a cercare il numero di matricola. Durante l'inventario fisico trasforma il giro di conteggio in una fila di inquadrature, con la data e il nome di chi ha contato che si scrivono da soli. Sull'armadio dei ricambi o sul quadro elettrico porta al manuale, al certificato di collaudo o alla scheda di sicurezza, così il documento sta con l'oggetto e non in una cartella che nessuno ritrova. E fuori dal reparto vale ancora per le cose semplici: la password della rete ospiti in sala riunioni, il biglietto di un evento, il menù di una mensa.

Niente di quello che scrivi lascia il computer: ogni quadrato viene disegnato su un canvas dentro la tua scheda del browser, e le librerie che costruiscono ZIP e PDF arrivano dopo, al primo clic su un pulsante di download.

Dove sia finito l'oggetto su cui hai attaccato l'etichetta, invece, il codice non lo sa: quello lo tiene il registro dei cespiti, dove la scheda si apre inquadrando il quadrato dal telefono. Il modulo che le impagina si chiama etichette di inventario.

Domande sui QR code generati qui

Cose che saltano fuori dopo la prima stampa.

  • Ogni riga può puntare a un indirizzo diverso?

    Sì. Passa alla modalità «Incolla un elenco» e ogni riga viene codificata per conto suo: una colonna di URL differenti — con parametri di tracciamento, numeri di pratica o identificativi separati — esce come una serie di QR code tutti diversi, uno per riga. È il modo normale di preparare i link per singolo oggetto o i pass nominativi di un evento.

    Posso cambiare i colori o mettere il logo dentro il QR code?

    Non da qui. La griglia disegna nero su bianco, che è il contrasto che regge meglio quando l'adesivo è piccolo e la luce del capannone è quella che è. Ritoccare un codice è un lavoro di grafica; ritoccarne un'intera partita è un rischio di ristampa, e il pulsante è rimasto fuori apposta.

    Meglio codificare l'indirizzo completo o la sigla del cespite?

    La sigla, se l'etichetta è piccola: meno caratteri significa moduli più larghi, e il telefono la prende anche da lontano o inquadrando storto. L'indirizzo per esteso ha senso sui cartelli e sulle locandine, dove lo spazio non manca e chi inquadra si aspetta di finire su una pagina web.
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